Nel primo episodio del podcast “Albergare con…”, abbiamo avuto il privilegio di dialogare con Dimitri Lera, docente di Hospitality e Sostenibilità alla Edge Hotel School presso la prestigiosa Università dell’Essex, professionista con un passato da hotel manager e un presente da educatore e ricercatore appassionato.
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Dall’alberghiero al mondo
Dimitri inizia il suo percorso tra i banchi di un istituto alberghiero, lavorando fin da giovanissimo in sala e in cucina, fino a intraprendere un viaggio professionale che lo porterà su navi da crociera, in Svizzera, nel Regno Unito e infine all’insegnamento universitario.
Il suo racconto parte da lì: da quella passione che “non si spiega, ma si riconosce” e che lo ha condotto a lavorare sodo mentre gli amici erano in vacanza. Per lui, l’ospitalità è sempre stata una vocazione.
L’errore che insegna
Tra gli episodi più formativi, Dimitri racconta la sua prima esperienza da direttore della prima crociera fluviale in Italia. Un incarico complesso, un team da guidare, errori da affrontare. “Entrai nel locale del personale per fare i complimenti dopo una giornata difficile”, dice. “Si alzarono tutti in piedi. In quel momento capii che non volevo essere un manager temuto, ma rispettato”. Un insegnamento che ancora oggi condivide con i suoi studenti.
Una pedagogia sostenibile
Dimitri è oggi impegnato in un dottorato di ricerca, dove approfondisce la complessa relazione tra sostenibilità e ospitalità. Sottolinea come la sostenibilità non sia solo ambientale, ma anche sociale, culturale, etica.
“Siamo in overshoot: abbiamo esaurito le risorse annuali della Terra già a luglio. Viviamo in un sistema che consuma più di quanto produca. L’ospitalità è chiamata a rispondere, senza soluzioni semplici, ma con consapevolezza”.
Nel suo approccio pedagogico, Lera insiste sulla formazione di una coscienza critica, capace di affrontare sfide sistemiche complesse. Non si tratta solo di “evitare la plastica”, ma di ripensare l’intero impianto mentale ed educativo da cui derivano le scelte operative di un futuro professionista.
Oltre il greenwashing
Un passaggio particolarmente forte dell’intervista riguarda l’ipocrisia che spesso accompagna i discorsi sulla sostenibilità: “Il greenwashing non è sempre malafede, ma spesso è la tensione tra ciò che si vorrebbe fare e ciò che si può fare. Ecco perché è importante che i giovani professionisti siano formati per riconoscere e gestire questa complessità”.
Lera insiste sul ruolo dell’esempio: “Io stesso vado in bicicletta, compro vestiti e telefoni di seconda mano. È una scelta personale, ma rende il mio messaggio più credibile in aula”.
Le competenze del futuro
Per Dimitri, la sfida dell’ospitalità del futuro sarà soprattutto cognitiva: ampliare la capacità di recepire messaggi complessi. Solo così potremo formare figure capaci di agire con coerenza e visione in un mondo in trasformazione.
“Le soluzioni tecniche – come usare carta o bambù – sono importanti, ma non bastano. Serve una capacità cognitiva più ampia. La sostenibilità è complessa: coinvolge finanza, cultura, economia, società. Per capirla servono strumenti. Io vengo dall’alberghiero: ho imparato molto, ma ho avuto poca esposizione a materie come filosofia o sociologia. Oggi cerco di offrire ai miei studenti ciò che a me è mancato: la possibilità di conoscere il pensiero di Aristotele, Seneca, Platone. Perché anche loro hanno qualcosa da insegnarci. Alla fine si ritorna all’umanesimo. Ricordo i miei maestri: chef, maître, hotel manager, tutti colti e appassionati. È stato un arricchimento. Sarebbe bello che questa ricchezza tornasse a essere la normalità.”
🎙️ Questo episodio è disponibile su Spotify e YouTube. Un invito ad ascoltare, riflettere e diffondere una nuova idea di ospitalità, più consapevole, più umana, più giusta.


