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Gomez si presenta come “un uomo curioso”, in dialogo costante con la propria alterità. Dalla Cuba natale all’Europa, trova nella ristorazione un luogo di rinascita e disciplina. La sala, dice, è scuola permanente: ti obbliga a studiare, ascoltare, raccontare. Diventare maître non è un traguardo, ma un percorso di responsabilità verso le persone che si affidano a te per vivere un’esperienza.
Perché la cultura è (anche) servizio
Il punto cruciale dell’intervista è netto: l’ospite di oggi non cerca solo standard e procedure impeccabili; vuole storie, contesto, relazione. Tra un arrivo e una partenza desidera parlare di città, arte, quartieri, simboli. La cultura, allora, non è un “di più” accademico: è competenza operativa che rende il servizio credibile, empatico e memorabile. Gomez ricorda come una formazione umanistica – dalla storia dell’alimentazione all’antropologia, fino alla filosofia dell’ospitalità – aiuti a comunicare con chiarezza in contesti interculturali, rispettando sensibilità e codici diversi.
Da questa urgenza nasce il suo volume Ospitalità e buone creanze. Quando il maître racconta i rituali della tavola (Albatros). È una risposta a un vuoto: nelle scuole alberghiere si lavora tanto su tecnica, marketing e gestione, ma poco su letture e scrittura in ambito umanistico. Nel libro tornano autori e riferimenti che illuminano il nostro lavoro – da Artusi a Camporesi e Montanari, da Lévi-Strauss e Margaret Visser a Derrida e Umberto Curi – per rimettere il mestiere dentro un orizzonte di senso, non solo di procedure.
Galateo che cambia (e sguardo giuridico)
Il galateo non è immobile, spiega poi Gómez. L’uso del telefono a tavola, per esempio, da comportamento stigmatizzato è diventato prassi diffusa: probabilmente evolverà verso una nuova “creanza” più realista, con regole d’uso e non divieti assoluti. Anche gli animali nei locali hanno seguito una traiettoria di apertura, oggi spesso integrata in scelte d’immagine e servizio.
Uno dei passaggi più interessanti riguarda il superamento del dogma “il cliente ha sempre ragione”: serve equilibrio tra i diritti del consumatore e la tutela di chi lavora. Gomez richiama inoltre il tema delle recensioni online diffamatorie, su cui si registrano orientamenti più attenti alla protezione delle persone e delle imprese. Si parla poi di allergie e patologie (come la celiachia): al di là degli obblighi, esiste un dovere morale di inclusione e attenzione reale. Sul dress code, infine, resta aperto il bilanciamento tra identità del locale e libertà personale: campo in evoluzione, dove buon senso e chiarezza comunicativa fanno la differenza. Curiosità finale: negli Stati Uniti qualcuno ha perfino introdotto uno “scontrino della maleducazione”; un segnale (estremo) di quanto il tema della convivenza a tavola sia vivo.
Lavorare all’Orient Express La Minerva di Roma
Quando parla dell’hotel in cui opera, Gomez usa parole semplici: “vivere un sogno”. La Minerva è il primo hotel aperto dal brand Orient Express, un luogo carico di storia dove la filosofia del viaggio diventa esperienza coerente di ambienti, percorsi, persone e menu. Il mito del treno storico continua ad affascinare perché promette un movimento “abitato”: un albergo che scorre sul paesaggio senza rinunciare alla qualità dell’accoglienza.
Mance: premio all’esperienza, non tappabuchi
La mancia resta tema sensibile. Per Gomez è una donazione che premia l’esperienza complessiva e appartiene simbolicamente alla squadra, non a un singolo. Non sostituisce lo stipendio, non copre rotture o buchi di gestione: riconosce uno “scarto di umanità” percepito dall’ospite. E andrebbe spiegata meglio a scuola e nei percorsi per futuri imprenditori, per evitare fraintendimenti culturali e distorsioni gestionali.
La sfida: ritrovare l’ospitalità italiana
La conclusione del podcast guarda all’Italia: servono più curiosità e meno stereotipi. Oltre a pizza e carbonara c’è un arcipelago di tradizioni, sapori, rituali e modi di accogliere che cambiano ogni 50 chilometri. La grande sfida è rimettere in circolo questa ricchezza e investire nella formazione avanzata, diffusa e accessibile, così da restituire all’ospite un’Italia più vera e sorprendente.


